L’interno

L´ internoAll’interno oltre alla maestosità dell’impianto architettonico spicca il ciclo di opere della scuola Cignaroli dedicate alla vita e al martirio di San Pietro. Tutte le tele sono state realizzate nella seconda metà del Settecento da allievi dell’Accademia di Pittura e Scultura fondata a Verona da Giambettino Cignaroli (1706-1770). La lettura di queste inizia alla sinistra dell’altare maggiore (opere n.1-10) per concludersi poi nell’abside dove spicca la grande Pala “La Cattedra di San Pietro” di Saverio Dalla Rosa, nipote del Cignaroli e uno dei migliori collaboratori dell’Accademia.

1) La chiamata di Pietro all’apostolato:
Il quadro rappresenta l’incontro tra Pietro (che in realtà si chiamava Simone) e Gesù. Gesù lo chiama con la promessa di farlo pescatore di uomini e cambia il suo nome in “kefa”, parola ebraica che significa “pietra, roccia”perché su di lui avrebbe fondato la sua Chiesa.

2) Pietro cammina sulle acque del Lago di Tiberiade:
Il quadro rappresenta il passo del vangelo dove come atto di fede Pietro chiede a Gesù di poter camminare sull’acqua ma dubitando comincia lentamente ad affondare, finché non interviene Gesù a salvarlo.

3) La trasfigurazione di Gesù dinnanzi a Pietro con Giacomo e Giovanni:
È un quadro che colpisce per il bagliore delle vesti del Signore e per lo sguardo intenso e l’espressione amorevole del suo volto. Mentre i due personaggi dell’Antico testamento, Elia e Mosé, sembrano concludere un dialogo, Pietro sta facendo la “sua proposta”; Giovanni è abbagliato dal “mistero”, Giacomo vive l’esperienza come “un sogno”.
Dono della Casa Castelli, di cui si vede lo stemma dipinto in basso, a destra del quadro.
L’autore ha posto la sua firma con il suo motto:”Soli Deo gloria 1783”.

4) Pietro piange il suo peccato:
Altro momento saliente della vita di Pietro che dopo aver rinnegato Gesù piange il suo peccato. Interessante in primo piano il particolare iconografico del gallo che rimanda al tradimento di Pietro.
Il dipinto fu offerto dalla casa Nichesola e porta in basso, nell’angolo sinistro la sigla dell’autore:A.P.

5) San Pietro invoca lo Spirito Santo sopra i battezzati:
Su un sasso posto nella parte inferiore del dipinto si scorge la firma: Pius Piatti p.v. 1785.
Sulla guaina della spada si legge:”Nobb.Fratres Serenelli -1785”.

6) San Pietro e Simon Mago:
Il quadro rappresenta Pietro che rifiuta l’offerta di denaro da parte di Simon Mago. L’opera fu donata dai Conti Maffei, infatti su un sasso è dipinta la scritta: “Nobb. August. et Carolus Comites de Mapphaei-1783“, mentre su una scodella si legge:” Pius Piatti pict.ver.” probabilmente il nome dell’autore.
L´ interno
7) San Pietro resuscita Tabita:
Questo quadro fu offerto dalla Signora Contessa Isotta Nogarola, celebre scrittrice veronese. Nella parte inferiore del quadro su un piatto riccamente adorno di sagome e motivi sta scritto:”Joan Ghirlandini Valedi”. Quest’ultimo, probabilmente l’autore chiamato Giovanni Ghirlandini o Girlandini, non appare tra i pittori veronesi; tuttavia dai registri parrocchiali risulta nato a Valeggio il 17 agosto 1725. Suo è anche il quadro”L’ultima cena”. (si veda più avanti lettera N)

8) San Pietro liberato dal carcere:
Il quadro rappresenta la liberazione di Pietro dal carcere. Tutto è dipinto con arte e naturalezza come le volte tenebrose, la posa delle guardie assonnate, lo sguardo fidente e sereno dell’Apostolo sorretto e guidato dall’angelo. Quello che però attira di più l’attenzione è la fulgida alata figura dell’angelo liberatore dove purezza e bellezza, sollecitudine e beatitudine sembrano antitesi e paradossi che si fondono.
Il quadro fu donato dalla casa Spolverini dal Verme (in basso a destra lo stemma del casato). In basso si nota una rosa legata con un nastro sul quale è dipinta la data 1783. Il fiore è il solito segno di riconoscimento dell’autore: Saverio Dalla Rosa.

9) La crocifissione di San Pietro:
Secondo la tradizione, è lo stesso Pietro che, condannato alla crocifissione, chiede di essere posto con la testa all’ingiù, poiché diceva”non sono degno di essere crocifisso come il mio Signore”.
Il dipinto fu donato dalla famiglia Guarienti; non porta alcun segno di riconoscimento dell’autore che lo ha eseguito.

10) La cattedra di San Pietro:
L’opera è visibile, nella sua completezza, già all’entrata della porta principale, posta tra le due colonne bianche che, subito dietro all’altare maggiore, limitano il presbiterio.
La Pala, larga tre metri e settantacinque ed alta oltre sette, della superficie di circa 27 metri quadrati, è situata nell’abside della chiesa occupata dal coro.
Al centro del quadro vi è San Pietro assiso in cattedra. È verso di lui che si orienta il mistero della Trinità: il Padre alza la Sua mano paterna sul Figlio per la redenzione; il Figlio addita da un lato la croce che di questa redenzione è il prezzo; nello stesso tempo col gesto della mano concede lo Spirito sotto forma di colomba che emana i suoi raggi di luce su Pietro pervaso da stupore e consapevolezza per la missione ricevuta. Ai piedi della Trinità, in atteggiamento di orazione e invocazione sta la Vergine Maria attorniata da angeli. Le nubi che, quasi orizzontalmente dividono la tela, separano la scena celeste da quella terrestre nella quale vediamo ai piedi di Pietro l’apostolo Paolo che, insieme con Pietro ha condiviso la missione di portare il vangelo a Roma e in tutto l’impero romano. Più sotto, a sinistra, c’è Sant’Agostino teologo della Trinità, colui che ha penetrato e spiegato il mistero di Dio: egli porta in capo la mitria e tiene in mano uno dei suoi scritti. Di fronte a lui, con la schiena scoperta e il leone ai piedi si trova san Gerolamo, il “biblista”. Nell’estremo angolo a destra si scorgono i padri orientali riconoscibili dai paramenti tipici: San Basilio e San Giovanni Crisostomo. Assiso sul primo gradino della cattedra e mostrante il colonnato del Bernini vi è un angelo quasi ad indicare che la Roma pagana, rappresentata dal Colosseo è divenuta cristiana e lì vi è la sede del Principe degli Apostoli.

Quest’opera è sostenuta da una profonda conoscenza teologica ed ecclesiale per cui si può ritenere che il “dalla Rosa”fosse esperto in scienza teologica o sia stato assistito nella realizzazione del suo lavoro da sacerdoti altrettanto dotti in questa scienza teologica. Essa è incentrata logicamente sul primato di Pietro, esercitato per mandato divino sotto l’assistenza dello Spirito Santo e la preghiera della Vergine. La missione di Pietro trova il suo fondamento e la sua ispirazione nelle sacre scritture ed è riconosciuta dai Padri della Chiesa sia greci che latini. Questa tela è un’esaltazione della missione di Pietro, un atto di fedeltà al magistero pontificio, un augurio che la Chiesa tutta possa camminare verso l’unità secondo il desiderio di Cristo.

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